Adama racconta Lorenzo Caiolo

Da Senza Colonne News

È accaduto tutto in pochi secondi. L’auto continuava a ribaltarsi. “Lorè io ci sono, tu ci sei?” gli ho chiesto, gridando. Non mi ha risposto. E non ci vuoi credere. Dovevamo fare un sacco di cose ancora insieme”.
Inizia così il racconto di Adama, degli ultimi istanti di vita di suo padre, Lorenzo Caiolo, prima che tutto finisse quella sera del 18 aprile scorso, sulla superstrada Taranto-Brindisi. Nel racconto di quel figlio, arrivato nella vita del professore nonviolento circa quindici anni fa, ci sono rabbia, commozione e la speranza che presto giustizia sia fatta. Ci sono i ricordi di una vita che, seppur breve, è piena di valori senza limiti. Lui, quel ragazzo africano che si dice privilegiato per quanto ha ricevuto da quell’uomo di pace.
“Quella sera dovevo tornare a casa con un mio amico dopo il lavoro ad Oria – spiega Adama – ma era il compleanno di mamma Rosanna ed è venuto lui a prendermi. Ci siamo salutati e siamo partiti. In macchina ascoltavamo della musica. Era tutto tranquillo quando, all’improvviso, un boato. Ho capito che eravamo stati tamponati ma in maniera violenta. L’auto è andata a sbattere, si è ribaltata più volte. Tante volte. Davanti a me le scintille. Siamo rimasti a testa in giù e quello è stato l’ultimo momento in cui ho visto Lorenzo”.
Poi le fiamme. Adama ha slacciato la cintura e forzato la portiera. Nei suoi occhi, mentre racconta quegli attimi, si legge, ancora, la paura. Quella resa di fronte al buio e al fuoco.



“Non sono riuscito ad aprire il suo sportello. Non si vedeva niente. Niente. Era tutto avvolto dalle fiamme”. Sulla strada c’erano i suoi occhiali, intatti. “Ho pensato che fosse riuscito a mettersi al sicuro. La mia speranza era che fosse uscito prima di me. L’ho cercato insieme ai soccorritori, alle persone che si sono fermate. Come è andata a finire lo sai. Oggi spero solo di avere giustizia”.
Le vite di Adama e Lorenzo si sono incrociate per caso, grazie ad un docufilm sul lavoro minorile girato nel Burkina Faso dalla regista Anna Maria Gallone. L’adolescente Adama lavorava nelle miniere. Niente scuola, il cibo quando si poteva e la strada come rifugio.
“Anna Maria fu invitata da Lorenzo ad animare uno dei laboratori estivi che precedevano la Settimana dei Bambini del Mediterraneo – spiega Adama – ed in quella occasione presentò il documentario, raccontò la mia storia e la sua intenzione di portarmi in Italia, la sua ricerca di qualcuno che mi ospitasse. Così mi sono ritrovato a San Vito, a casa di Lorenzo e Rosanna che, non solo, mi hanno dato la possibilità di studiare ma, soprattutto, di sentirmi figlio. Rimproverato per il mio bene ma apprezzato”.
Sedici lunghi anni tra le fiabe di mamma Rosanna fino a tarda notte, la metodologia di Lorenzo fatta di confronto tra culture. Di dialogo. Del non mollare mai.
“I primi anni qui a San Vito non sono stati semplici per me – continua Adama – mi facevano battute sul colore della pelle. Lo scorso anno, ad esempio, Lorenzo era rimasto molto amareggiato quando gli ho raccontato che su un autobus a Brindisi qualcuno aveva scherzato pesantemente sui miei capelli rasta alludendo che non li lavassi. Quel giorno è bastato un confronto tra noi e quell’amarezza è andata via. Ecco, questo mi manca di più, il confrontarmi con lui per qualsiasi cosa. Era il mio amico, il mio insegnante, il mio confidente, il mio saggio. Il mio punto di riferimento. Eravamo l’uno la spalla dell’altro. Insieme siamo diventati forti”.
Se la morte ha un senso per chi resta, l’assenza di Lorenzo Caiolo è quel faro di speranza e solidarietà. Di armonia e fiducia per un mondo migliore.
“Lorenzo ha toccato tutto il mondo – conclude Adama – e tutti i messaggi di affetto che riceve giornalmente ne sono la prova. Non so se doveva andare così ma ringrazio il cielo e la terra per quello che mi ha trasmesso perché ho l’opportunità di applicare i suoi insegnamenti finché avrò la fortuna di stare su questo mondo”.
Nel suo ricordo, due momenti meritano una menzione speciale: il ritorno, dopo sette lunghi anni, dal 22 al 28 ottobre prossimo, della Settimana dei Bambini del Mediterraneo nella Città di Ostuni, sulla scia del percorso di crescita formativa e culturale voluto dal prof. Caiolo fin dal 1999: esaltare il valore delle diversità culturali e della solidarietà tra i popoli. Sarà curata da Tiziana Micelli, su ex alunna e tra gli animatori ci sarà anche Adama.


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