Roberto Covolo: “Sono candidato Sindaco a San Vito dei Normanni”

Quando nel 2011 mi sono trasferito qui non avrei mai potuto immaginare quello che in queste ore sta accadendo. Venivo dalla stagione di Bollenti Spiriti e dalla straordinaria esperienza di vita e di lavoro con Guglielmo Minervini: dopo aver seguito centinaia di comuni pugliesi e associazioni nei progetti di recupero di immobili dismessi da trasformare in spazi per i giovani (i ‘Laboratori Urbani’) e aver incoraggiato migliaia di giovani pugliesi a buttarsi nella mischia della vita attiva finanziando i loro progetti con Principi Attivi, decisi che occorreva un’inversione del mio punto di vista e cominciare a scrivere un nuovo capitolo del libro della vita. Dalla programmazione negli uffici ovattati della Presidenza della Regione Puglia sul lungomare di Bari all’impresa sociale in un paese dell’Alto Salento fino ad allora a me conosciuto solo per qualche veloce passaggio di lavoro. Volevo lavorare ad una scala più piccola, ma con ambizioni grandi. La scommessa era costruire una ‘impresa di comunità’ che lavorando nel basso potesse costruire un luogo bello e utile, insieme radicato e cosmopolita, capace di produrre aggregazione, opportunità, cultura e lavoro. Di quell’inverno ricordo l’odore di fumo per strada della legna arsa nei camini; ore e ore, da mattina a sera, a parlare con i ragazzi – quelli che erano tornati, quelli che erano rimasti – per ascoltare i loro desideri, capire ciò di cui avrebbero avuto bisogno per provarci, immaginare insieme ipotesi di lavoro, vincere lo scetticismo e costruire la fiducia. Gettavamo le basi, rimettendo sul binario un progetto che rischiava di deragliare, del futuro di un luogo che avrebbe segnato in maniera indelebile la vita mia e di tanti e tante altre: l’ex stabilimento ‘Dentice di Frasso’, lu staddone del Principe, l’ExFadda.

Sono stati anni straordinari ed intensi. Abbiamo restituito uno spazio chiuso alla fruizione collettiva. Sono nati e si sono sviluppati e radicati decine di progetti in campo culturale, educativo, sportivo, sociale, artigianale che oggi offrono occasioni di apprendimento e di lavoro per tante e tanti. Abbiamo lavorato con i giacimenti culturali di San Vito dei Normanni, con i suoi talenti, con la sua straordinaria tradizione, non come un oggetto da tenere chiuso nella teca di un museo ma come materia viva su cui costruire identità, immaginari e futuro. Abbiamo dato fiducia e aiutato ragazzi, giovani e giovanissimi. Ad orientarsi, a fare esperienza e a cimentarsi. Non li abbiamo ‘sistemati’, li abbiamo incoraggiati a provarci, a scoprire le proprie vocazioni, anche sbagliando, e a farlo mettendosi insieme ad altri. In cambio, non abbiamo chiesto loro nulla. Se non di cominciare a guardare al proprio paese non come una condanna, ma come una possibilità. Nel complesso il movimento che abbiamo creato a San Vito dei Normanni ha generato, solo nel 2019, 85 opportunità di lavoro in tutti i settori, dai servizi culturali, educativi e ricreativi alla somministrazione, dall’artigianato all’agricoltura. Nello stesso periodo, ogni mese – prima del lockdown – gli utenti dei servizi culturali ed educativi (corsi, laboratori, ecc.) sono stati oltre 500 al mese, provenienti al 90% da San Vito dei Normanni. L’attività di accompagnamento alla progettazione per i ragazzi ha permesso di attrarre numerosi finanziamenti a beneficio dei loro progetti, favorendo la nascita di nuove imprese e associazioni in ogni ambito produttivo, sociale e culturale. Provare per credere.Ho imparato molto da San Vito dei Normanni e dalla sua comunità in questi dieci anni.



Non è stato un lavoro semplice, come sa bene chiunque scelga di avviare un progetto, un’impresa, un processo culturale sostenibile al Sud. Qui, lo abbiamo detto tante volte, vige la logica dello 0 a 0. Quel particolare clima culturale per il quale se tu ti impegni nel realizzare una cosa bella, metaforicamente a segnare un gol, tutti, intorno, invece che fare il tifo per te o impegnarsi per farne un altro e alzare la qualità della competizione, la prima cosa cosa che fanno è correre dall’arbitro per chiedere che quel gol venga annullato, perché nello zero a zero tutti siamo giustificati: qui, alla fine, non si può fare nulla, non vale la pena provarci, meglio andare via. Ma qui, a San Vito, ho conosciuto e mi sono confrontato con tantissime persone attive, generose, geniali, intraprendenti, l’un con l’altra solidali. Persone che credono nel loro paese e si impegnano ogni giorno per migliorarlo.Funzionano e crescono le esperienze che sono di molti, e non di pochi. Abbiamo coinvolto da protagonisti e non da semplici spettatori moltissime persone di San Vito dei Normanni. Di ogni estrazione, età, competenza. Quello che accade non dipende solo da uno, o da pochi a lui vicini. Funziona dove lavora il gruppo, dove si attivano comunità che hanno l’aspirazione di crescere e diventare attrattive. Perché da soli non si va da nessuna parte. Perché i progetti che resistono al tempo e prosperano solo quelli che non dipendono da chi li ha ispirati. Sono quelli in cui ciascuna e ciascuno può fare la propria parte, acquisendo responsabilità ed autonomia. Ad un certo punto, anche le politiche pubbliche a livello locale si sono interrogate sul modello che abbiamo messo in campo ed hanno avviato con noi un dialogo positivo e progettuale: Santu Vitu Mia, il percorso di partecipazione che ha permesso al Comune di San Vito dei Normanni di ottenere, secondi nella graduatoria regionale, un finanziamento di oltre due milioni di euro per la riqualificazione del centro storico e di altri immobili pubblici in città è frutto di una collaborazione tra tutta la comunità e gli uffici pubblici. Partiranno i cantieri nei prossimi mesi (nelle stratodde, in piazza, all’ex ONMI in Via Garibaldi, all’ex Asilo nel Rione Giovanni XXIII), e ci vorrà molto impegno, conoscenza della materia e lavoro perché gli spazi recuperati possano diventare luoghi vivi, produttivi, aperti a tutti e tutte. Sono candidato Sindaco a San Vito dei Normanni, ma non avrei potuto immaginarlo neanche fino a pochi giorni fa: da due anni il mio impegno politico e professionale è stato dedicato in gran parte al ruolo di assessore tecnico del Comune di Brindisi. Il Sindaco Riccardo Rossi mi chiamò nella sua giunta mettendomi di fronte ad una sfida importante: nella difficile transizione economica e sociale di Brindisi l’obiettivo che ci siamo dati era sostenere una nuova scena di organizzazioni produttive, culturali e sociali attive in città, riutilizzare parte del patrimonio dismesso e sottoutilizzato come leva per il progresso della comunità, attrarre finanziamenti e partner regionali, nazionali e comunitari per ‘alzare il volume’ della sperimentazione.

Accettai perché per me la politica è una cosa bella quando è fatta da persone oneste, competenti e tenaci come Riccardo ed i movimenti ed i partiti che lo accompagnano nell’esperienza di governo. Scelsi di farlo a tempo pieno perché pensai che era il momento di passare il timone dell’esperienza di San Vito e del suo percorso a chi poteva, in quella fase, interpretare meglio di me l’esperienza e farla evolverle. A volte, bisogna dare in modo che le esperienze maturino anche per la nostra assenza.All’inizio a Brindisi la situazione era complicata: ho dovuto, di fatto, rimettere in piedi un assessorato che non esisteva, con un ufficio senza percorsi aperti né obiettivi, relegato in un seminterrato e con personale demotivato. Abbiamo tirato fuori dai faldoni progetti dimenticati a rischio definanziamento, abbiamo costruito un nuovo gruppo di lavoro, ci siamo dati un metodo. Abbiamo messo il nostro quartier generale a Palazzo Guerrieri, uno dei tanti spazi chiusi del centro città, riaprendolo come spazio di coworking e centro pulsante delle nostre azioni. Stiamo finanziando ed accompagnando attraverso due bandi (oltre 100 proposte, neanche un ricorso) 22 progetti di nuove imprese a vocazione territoriale nei settori dell’artigianato, del welfare, della cultura, del turismo, delle nuove tecnologie: abbiamo chiesto ai Brindisini di aiutarci a cambiare la storia della città. Abbiamo spostato l’attività dell’Assessorato nelle periferie della città. Al Paradiso abbiamo seguito il percorso della rigenerazione urbana (5 milioni di euro per la riqualificazione delle infrastrutture, delle piazze e degli immobili pubblici) e accompagnato allo sviluppo un progetto di orti urbani di comunità; a Sant’Elia abbiamo avviato l’esperimento per la gestione condivisa del Parco Buscicchio insieme alla cooperativa di comunità Legami di Comunità che associa 150 cittadini, le parrocchie del quartiere, le associazioni e le imprese; al Perrino abbiamo posto le basi per il recupero a scopi sociali dell’ex scuola di Via Sele. Abbiamo lavorato sul patrimonio dismesso: con il programma Riusa Brindisi e con l’azione Luoghi Comuni abbiamo avviato i percorsi, in collaborazione con associazioni locali, che nei prossimi mesi vedranno la riapertura come spazi di prossimità, di cultura, di servizio per i cittadini, i turisti e le scolaresche dell’ex Convento di Santa Chiara come Casa della Musica, dell’ex Convento delle Scuole Pie, degli spazi di Porta Mesagne. Con la progettazione europea abbiamo aperto altri percorsi, tutti già finanziati: attraverso il programma Interreg Italia – Albania – Montenegro stiamo progettando la costituzione di una cooperativa energetica che attraverso la realizzazione su spazi pubblici ed la concessione in comodato di impianti solari fotovoltaici per sperimentare l’autosufficienza energetica per i quartieri. Sempre con l’Interreg, in collaborazione con Airbnb, stiamo progettando in via esecutiva una scuola di turismo esperienziale che possa contribuire al posizionamento turistico della città di Brindisi. Abbiamo lavorato sul PON Legalità per attrarre investimento per il recupero e la riqualificazione di spazi pubblici: abbiamo presentato i progetti e ci siamo assicurati i finanziamenti per la riqualificazione del dormitorio di Via Brindisi, per due appartamenti confiscati alla mafie, per la sede dell’ex delegazione al quartiere Casale. A Brindisi, ne abbiamo messa di carne al fuoco, in due anni. Tuttavia, l’obiettivo più importante che abbiamo raggiunto, per me, è stato quello di costruire una comunità intorno all’assessorato. Qualche settimana fa ci siamo incontrati tutti sulla scalinata virgiliana ai piedi della colonna romana, simbolo di Brindisi, ed è stato per me un momento molto emozionante. Per me un assessorato non è (solo) un ufficio, un progetto finanziato, un servizio da realizzare. Un assessorato è una comunità di persone ed organizzazioni che si muovono in maniera interconnessa, dentro la stessa cornice, condividendo il senso dell’esperienza, la conoscenza e gli strumenti. Il metodo è fondamentale. Le politiche pubbliche sono una leva per sollevare ed organizzare le forze sociali, culturali ed economiche presenti all’interno del tessuto sociale. Questa era (ed è) la situazione quando da San Vito dei Normanni mi è giunta la proposta. Il Sindaco Domenico Conte si candida alle elezioni regionali e decide di non correre per il secondo mandato.

Con l’Amministrazione uscente ho sempre avuto un dialogo franco e aperto, critico quando necessario, collaborativo negli interessi del paese. L’amministrazione uscente, compatta, mi convoca in una riunione mi propone di candidarmi a rappresentare il centro-sinistra alle elezioni comunali a San Vito dei Normanni. Confesso di essere rimasto abbastanza sorpreso dalla proposta, anche lusingato dal riconoscimento a me e alle esperienze che rappresento. Chi conosce la storia di questi giorni, lo sa: all’inizio ho detto no. Per il percorso intrapreso a Brindisi, sopratutto, e per i limiti che una mia candidatura poteva rappresentare: non sono originario di San Vito, non ho mai fatto politica in paese, non sono collegato politicamente ai grandi e storici portatori di voti. La proposta emersa in quella riunione, tuttavia, ha generato in pochi giorni una serie di reazioni a catena. Prima mi hanno messo a sedere i miei amici e le mie amiche, quella comunità che in questi anni è stata di fatto famiglia, che mi ha accolto a San Vito come un figlio ed un fratello. Poi mi hanno chiamato alcuni imprenditori attivi in paese, quelli che guardano in maniera sana alla politica e cercano interlocuzioni serie per creare il contesto giusto perché la loro iniziativa e quella degli altri possa contare su un ecosistema locale più vitale ed organizzato. Poi alcuni di loro hanno favorito incontri, caffè, passeggiate con altri sanvitesi, attivisti delle associazioni, insegnanti, commercianti, professionisti, sindacalisti, tutti a vario titolo impegnati nella società civile di San Vito. Il messaggio generale è stato: la fiducia è una risorse che va alimentata, restituendola e mettendola in circolo, questa è un’opportunità, non possiamo permettere che sfugga, accetta, tocca a te.

A tutti ho posto una condizione, imprescindibile. Ci sono se ci siete, perché non tocca a me: ora tocca a noi! Così, in pochi giorni, è nato un movimento di opinione in paese. Questo movimento ha promosso assemblee pubbliche, incontri, momenti di ascolto. Ora Tocca a Noi è un messaggio dai molti volti che punta a diventare l’architrave di una nuova alleanza tra politica e società civile. Questa insorgenza mi ha messo in crisi.Ci ho messo qualche giorno ad elaborare questi pensieri e il dilemma che la vita mi ha posto dinanzi. E ponendolo dinanzi a me, lo poneva pure dinanzi ad altri, a tutti gli interlocutori di questi giorni concitati. Da un lato gli entusiasti. Dall’altro i preoccupati e gli scettici. Stai attento: è l’incerto al posto del certo. A Brindisi all’assessorato si smonterà tutto, tutto dipende da te. E che devi fare a San Vito, non è meglio la città come vetrina politica? E se perdi? Pensa alla carriera! Io sono così, e me ne assumo la responsabilità: da sempre non seguo percorsi lineari, né progressioni verticali di carriera; mi sono sempre accontentato di ciò che mi basta per vivere, purchè mi appassionasse.

Seguo il cuore, nelle mie scelte, l’intuito, se volete, non l’interesse o la scorciatoia. Negli anni, ho imparato che le organizzazioni sono progettate bene se non dipendono dal loro fondatore, ma se al contrario favoriscono l’emersione nel percorso di figure capaci di assumere responsabilità e assicurare ricambio, espansione, nuove leadership. Questo ho condiviso con il mio Sindaco Riccardo Rossi e credo debba essere al centro della fase due dell’amministrazione brindisina. Al giro di boa del mandato, lascio all’amministrazione, oltre a ciò che è già avviato, due nuovi importanti progetti che arrivano a finanziamento in questi giorni: uno a valere sul Fondo di Innovazione Sociale per creare uno spazio per l’apprendimento diffuso contro la dispersione scolastica attraverso il recupero di un immobile pubblico dismesso e uno a valere su fondi regionale per la creazione delle ‘Case del Quartiere’ nelle periferie della città.

La comunità dell’assessorato dovrà confrontarsi su questo, per progettare la seconda parte del mandato. Ai brindisini con cui abbiamo lavorato in questi due anni e che mi stanno scrivendo in queste ore preoccupati dalle mie dimissioni (inevitabili per candidarmi) dico: non abbiate timore. Questa condizione non era prevista, ma è l’amministrazione intera, e non solo Covolo, ad avere a cuore i programmi e gli obiettivi che stiamo perseguendo. A tutti e tutte, così come ai consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione, i colleghi della Giunta, ai dipendenti comunali, ai miei collaboratori, agli attivisti della città, a tutti i cittadini e cittadine che hanno guardato con interesse alle cose che ho provato a fare, va il mio più sincero ringraziamento.

Nella relazione con voi, penso di aver maturato molte consapevolezze, penso di essere cambiato. Su tutti, grazie a Riccardo, un uomo vero, un amico al di là della politica, un maestro quando è servito esserlo, un politico sincero come pochi. La storia di Brindisi gli renderà merito. Ora è il momento di allargare e di far crescere una classe dirigente diffusa della città. Tra partecipare e dare il mio contributo, anche se in sfide al limite dell’impossibile, e stare alla finestra a vedere cosa succede, pur temendo l’inevitabile, ho sempre scelto la prima opzione. Tra il coraggio della verità ed il timore delle conseguenze mi sono sempre seduto dal lato più scomodo. Ho deciso. Accetto la candidatura perché San Vito è la comunità cui, dieci anni fa, ho scelto di appartenere. L’amore è una scelta, non la stanca reiterazione di un copione. Qui non ho le mie radici, ma ho i rami protesi verso il cielo del futuro. La accetto perché voglio fare di questo paese un laboratorio di pratiche economiche, sociali ed ecologiche, partendo da ciò che abbiamo, coinvolgendo tutti gli attori, connettendoli tra loro e con le reti che serviranno a portare le risorse indispensabili a realizzare nuovi progetti per creare opportunità e lavoro. A San Vito dei Normanni, dopo gli anni del risanamento finanziario e della programmazione che hanno dovuto colmare buchi e ritardi decennali (e di cui diremo in questa campagna elettorale, per ricostruire la verità nella storia della politica locale), è arrivato il momento di fare un salto di qualità. La campagna elettorale sarà centrata tutta sulle proposte e sul metodo che vogliamo portare avanti per trovare i soldi, aggregare persone e organizzazioni e realizzarle nell’arco di un mandato.

Questa è la storia, così è andata.A tutti i sanvitesi che credono nel nostro paese e nelle sue risorse da valorizzare, ai volontari delle associazioni che rendono vivo il tessuto sociale del paese, ai commercianti che ogni giorno, nelle crisi del commercio di prossimità, alzano con coraggio la serracinesca del proprio negozio, a quelli che se ne sono andati ma vorrebbero tornare, ai genitori che desiderano che qui ci siano opportunità per i propri figli, ai lavoratori dei servizi sociali che vorrebbero garantiti stabilità e reddito, agli anziani che desiderano servizi più accessibili, ai ragazzi più giovani che non hanno punti di riferimento e qualcuno che li dia una mano a capire cosa fare della vita, a tutti quelli che si sentono ai margini e fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, a quelli che non vengono ascoltati e non riescono a tirare fuori quello che hanno nel cuore, a quelli che hanno sbagliato in cerca una seconda possibilità, alle donne che si fanno in quattro tra il lavoro, la cura della famiglia, dei piccoli e degli anziani di casa, a quelli che vengono minacciati perché non si espongano, agli artigiani che con le loro mani fabbricano il mondo, ai lavoratori nelle campagne costretti al lavoro duro e alle paghe da fame, ai lavoratori delle aziende in crisi che vedono nubi fosche all’orizzonte, agli imprenditori che fanno innovazione, valorizzano la città rendendola attrattiva, tutelano il paesaggio, ai cittadini e alle cittadine che fanno il loro dovere, a chi lotta contro i mafiosi, i paramafiosi e la cultura mafiosa.

Questa non è la mia campagna elettorale, questa è la vostra campagna elettorale. Io sono una cassa di risonanza, uno strumento. Il mio è un invito diretto a prendere parte, a partecipare da protagonisti alla campagna elettorale, informandovi su chi siamo e cosa vogliamo fare, partecipando alla costruzione del programma, candidandovi con noi nelle liste che mi supporteranno. San Vito dei Normanni, mi scriveva in un messaggio oggi un mio amico sanvitese che vive fuori, ha tanto potenziale, farai un buon lavoro. Dobbiamo prima vincere la campagna elettorale, gli ho risposto. Non preoccuparti, mi ha detto: organizzo tutti i fuori sede e torniamo in massa per votarti. Io non so se vinceremo, ma il suo incoraggiamento vale la partita che stiamo giocando. Questa nota è dedicata a Gu, nell’anniversario della sua scomparsa.Martedì 4 Agosto alle 19:45 vi aspetto davanti alla Chiesa Madre per la presentazione del nostro progetto politico. Saremo in tanti e tante, mi auguro. Qui c’è l’evento https://www.facebook.com/events/751141965644859


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