San Vito sceglie la strada dei diritti e della partecipazione: incontro con il magistrato antimafia Francesco Mandoi
Un confronto intenso sui temi della legalità, della memoria e della responsabilità collettiva. Ieri (sabato 3 ottobre) scorsi il sindaco Marco Ruggiero, l’assessore Rosanna Picoco e l’assessore Enzo Francavilla hanno incontrato Francesco Mandoi, magistrato salentino già Sostituto Procuratore presso le Direzioni Distrettuali Antimafia di Lecce e Potenza e successivamente Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Una vita professionale dedicata al contrasto della criminalità organizzata e alla difesa delle istituzioni democratiche, che oggi prosegue attraverso l’attività di scrittore e il dialogo con le comunità locali.
A raccontare il significato dell’incontro è l’assessore Rosanna Picoco, che ha sottolineato come alcuni confronti abbiano la capacità di lasciare un segno ben oltre il tempo di una semplice conversazione.
«Ci sono incontri che non si esauriscono nel tempo che dura una conversazione. Restano. Fanno pensare. E, qualche volta, indicano una direzione», afferma Picoco.
Nel corso dell’incontro gli amministratori hanno illustrato al magistrato la visione di comunità che l’Amministrazione comunale intende costruire, fondata sulla partecipazione, sulla tutela dei diritti e sul rafforzamento del tessuto sociale.
«Gli abbiamo parlato dei nostri progetti, delle nostre idee e di una convinzione che attraversa molte delle scelte di questa amministrazione: contrastare le mafie non significa soltanto riconoscere la mafia quando si manifesta nella sua forma più evidente. Significa imparare a riconoscere anche la cultura mafiosa, gli atteggiamenti, le logiche di sopraffazione, di prevaricazione e di indifferenza che possono insinuarsi nella vita quotidiana».
Un ragionamento che porta al concetto di “antimafia sociale”, intesa non soltanto come repressione dei fenomeni criminali, ma come costruzione di opportunità, servizi e relazioni capaci di rendere una comunità più forte e meno vulnerabile.
«Per questo vogliamo partire dai diritti. Dal diritto a vivere in una comunità dove nessuno sia costretto a chiedere un favore per ottenere ciò che gli spetta. Dal diritto a trovare servizi, opportunità, lavoro, spazi di socialità. Dal diritto alla partecipazione e alla cura dei beni comuni».
L’assessore evidenzia come la lotta alle mafie passi anche attraverso la rigenerazione degli spazi pubblici, il sostegno alle persone più fragili e la creazione di occasioni di crescita e inclusione.
«È anche da qui che nasce la nostra idea di antimafia sociale: restituire ciò che deve appartenere alla collettività, rigenerare gli spazi, costruire comunità, rafforzare i servizi, creare opportunità. Perché una comunità più forte, più consapevole e più giusta è anche una comunità meno esposta alle mafie».
Nel dialogo con Mandoi non è mancato un momento dedicato alla memoria di Marcella Di Levrano, la giovane donna che aveva scelto di allontanarsi dagli ambienti criminali e che pagò con la vita quella decisione. Una vicenda che il magistrato ha conosciuto direttamente durante la sua attività investigativa e alla quale dedica alcune pagine del libro Né eroe né guerriero.
«Il ricordo di Marcella ci impone una responsabilità: non limitarci a ricordare le vittime, ma chiederci cosa possiamo fare oggi perché nessuno venga lasciato solo quando decide di cambiare strada».
Dall’incontro emerge un messaggio chiaro che l’Amministrazione comunale intende portare avanti nel proprio percorso politico e amministrativo.
«Da questo incontro portiamo con noi una certezza: il denaro non misura la qualità delle persone e il potere non può essere la misura del valore di una comunità. La misura deve essere un’altra: quanto siamo capaci di prenderci cura gli uni degli altri, quanto siamo capaci di garantire diritti, quanto siamo capaci di restituire alla comunità ciò che le appartiene».
Parole che si trasformano in un impegno concreto per il futuro della città.
«San Vito vuole scegliere la strada dei diritti, della memoria, della responsabilità e della partecipazione. Una strada che non si percorre soltanto con le parole, ma con le scelte quotidiane dell’amministrazione e con il protagonismo di tutta la comunità. Perché l’antimafia, prima ancora di essere una parola, è un modo di stare insieme».
